Gli anni trascorsi, parecchi direi, non avevano cambiato di molto il suo aspetto. Il volto era sempre incorniciato dalla barba poco curata, gli occhi profondi e la pelle olivastra un po’ invecchiata dal sole. Gli abiti erano forse un po’ vecchi ma comunque decorosi; peraltro, almeno per ciò che riguarda l’abbigliamento, non era mai stato un modello per nessuno. Aveva avuto degli amici, non moltissimi a dire il vero, ma per lui erano sempre stati dei compagni. No, non compagni come lo si intende adesso nelle scuole o nei partiti, ma nel senso vero del termine: condividevano il poco o tanto cibo che avevano mentre viaggiavano di villaggio in villaggio o durante i giorni di festa, con i loro amici e parenti.
Forse qualcuno avrebbe potuto riconoscerlo, ma almeno per il momento non era successo. Bisogna dire che ora girava per le strade di una città in cui non era mai stato prima d’allora ed è anche vero che quando aveva potuto osservare i ritratti e le sculture che lo raffiguravano, aveva potuto ritrovare i particolari di mille volti, i corpi diversi di diversi uomini che sì gli assomigliavano, ma che d’altronde avrebbero potuto rassomigliare a molti altri. Un viso comune, non così atipico da rimanere impresso, un volto tra i tanti che popolano le strade in cui camminiamo.
Gli capitava di girovagare a vuoto, tanto per guardarsi un po’ intorno. Ogni tanto si fermava a pensare ciò che aveva lasciato, le persone che aveva incontrato e con le quali aveva condiviso speranze e paure, sorrisi e pianti. Ora, estraneo tra estranei, scambiava occhiate fugaci con le donne e gli uomini che incontrava lungo il suo cammino.
Un giorno, sempre preso nel suo peregrinare, vide una grande piazza, sembrava il ventre di un grande palazzo. Si trovava immerso in una folla di uomini e donne di tutte le età. Da lontano poteva vedere un palco ed un trono, cui si avvicinava un uomo canuto. Dall’alto dominava una cupola molto più imponente di quelle che fino allora aveva potuto vedere e un simbolo che per lui era stato di dolore e abbandono. Aveva deciso di rimanere ad ascoltare e lo fece alla sua maniera assorta e distesa. Le parole, ora gentili, ora severe, scorrevano sulla distesa di teste. Gli sembrava di poter rivivere tempi passati, quando era lui a parlare in mezzo ad un cerchio di gente accorsa ad ascoltarlo.
Quando era più giovane si era chiesto molte volte dove lo avrebbe condotto tutto il suo viaggiare e parlare, e non poteva in alcun modo non ripensare alle conseguenze delle sue attività. C’era stato un momento in cui aveva perso ogni speranza e si era sentito lasciato solo da tutti. La fine di un sogno, almeno per lui. Forse non aveva molta fiducia che i suoi compagni avrebbero continuato lungo la strada che lui aveva tracciata. Ora, immerso nella folla, tra i marmi, i vestiti di seta ed oro e le guardie con le uniformi fuori dal tempo, si rese conto che aveva sbagliato a dubitare.
Quello che aveva seminato non era appassito, anche se forse non era cresciuto nemmeno come lui aveva potuto immaginarsi. Sicuramente tutto era andato al di là di ogni sua aspettativa.

