Solo l’altra mattina la questione mi è apparsa davanti in tutta la sua semplicità e chiarezza; dopo qualche giorno di domande e speculazioni che sembravano dover rimanere prive di risposta. A dire il vero, non è che tutto quel domandare mi tenesse occupato giorno e notte, però è stato un compagno di viaggio in auto per qualche decina di chilometri.
Sì, perché viaggio molto, in automobile. Anche se questo non è del tutto rilevante circa la questione che mi si è così improvvisamente svelata, penso valga la pena sprecare qualche parola a proposito di questa mia abitudine.
Beh, abitudine. Dopotutto ne farei volentieri a meno, anche perché molti sono chilomentri che vedo passare mentre vado al lavoro [ipotesi peggiore] oppure mentre ritorno a casa [ipotesi che preferisco].
Ad ogni modo, ogni giorno passo in strade che sembrano dover essere inghiottite dai muri di melga [mais] da un momento all’altro. E se dovessi essere sincero dovrei usare il passato, perché il maledetto mais l’hanno già raccolto nei giorni precedenti. Ma di questo vi racconterò in un altro momento; inoltre il mais c’era ancora quando l’Omino compariva quotidianamente.![]()
Quale omino? Un omino secco secco, grigiovestito, alto e senza cappello. Un omino sempre con la bici al passo. Qualche giorno lo vedevo sporgersi in mezzo alla strada, altre mattine invece stava come acquattato sulla riva del canale di irrigazione.
Sembrava che osservasse. Forse contava le macchine che passavano, oppure i camion, oppure ancora aspettava qualcuno. Era attento a non guardarti in faccia e questo lo dico a ragion veduta perché più volte ho rallentato la marcia per cercare di scrutarlo, ma senza riuscirci.
Intendiamoci. C’è almeno un altro tipo strano sulla stessa strada di cui vi sto parlando, appena un po’ oltre. Quest’altro tipo è diverso dall’Omino. E’ parecchio grasso, con la faccia rossa rossa e la barba trascurata. Si trascina dalla sua catapecchia, dove un cane tristissimo langue appoggiato sul balcone, fino a poche decine di metri sulla strada, indossando le ciabatte e un maglione rosso. Poi osserva con aria ebete la gente che passa e quando ti guarda negli occhi sembra addirittura che ti chieda scusa.
L’Omino è differente. Lui non ti guardava, benchè io sia sicuro che egli tutto vedesse e tutto osservasse. Lui aspettava. Non sapevo chi o che cosa, ma lo sapevo che lui stava aspettando.
Io invece spero sempre che non succeda niente in quella strada. Soprattutto spero che nessun trattore-mietitrebbiatrice-rimorchio-cingolatoagricolo- apecar-unobiancaguidatadaanzianocolcappello si intrometta tra me e il fantastico orizzonte. Eppure succede tutti i giorni di incontrare queste seccature, e dover sorridere, perché dopotutto vivo in campagna.
Ma lui ogni giorno era lì. Semovente nella sua staticità dondolante. In attesa disperata di un semaforo verde per arrischiarsi a superare la striscia bianca della carreggiata. Eppure, come ho avuto infine conferma, l’Omino qualcosa lo aspettava sul serio.
Quando ho avuto la verità di fronte agli occhi non ho potuto fare altro che rimanere basito. Non so perché facesse quello che gli ho visto fare e so che comunque non avrei lo stomaco per chiederglielo. L’Omino dava l’impressione di essere un predatore, magari uno di quelli immobili, una specie pinerolese di pianta carnivora fuori misura. E invece non era un predatore. Era una sorta di spazzino, era lo sciacallo alla corte dei leoni, oppure, forse, era il medico pietoso delle ali spezzate.![]()
A questo punto perdersi in domande circa i perché, i come, i dove non mi interessa granché. Io ho la risposta alla mia domanda, cioè: Che cosa faceva l’Omino in attesa perenne sul ciglio della strada?
Vi racconterò solo quello che ho visto, senza fronzoli.
Ero sul rettilineo, il Po era appena dietro le mie spalle, i campi di mais erano ancora rigogliosi e naturalmente c’era l’Omino. Immobile. L’auto che mi precedeva, un centinaio di metri più avanti, ha avuto uno scontro con un uccello. Non ho riconosciuto che volatile fosse, ma era grosso almeno come un corvo. L’uccello è rimasto a terra, io ho guardato l’Omino. Si stava decisamente muovendo verso il centro della strada, la bici a mano; io ho rallentato, visto che non avrei voluto fargli fare la fine di quella povera bestia.
L’Omino ha raccolto l’animale (morto?) da terra, lo ha stretto col braccio al petto ed è ritornato da dove era venuto, questa volte però ritirandosi dentro i campi e sfuggendo dal mio campo visivo.
Io ho la mia risposta. L’Omino aspettava proprio che succedesse quello. Non l’ho più rivisto da allora.

