Una bella mostra d’arte contemporanea africana è in corso alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino. Il posto è un po’ infelice, vista la sua incastonatura in uno dei centri commerciali più caotici e ingolfati, soprattutto nel periodo prenatalizio. Ad ogni modo devo dire che la Pinacoteca che sovrasta la vecchia ex-fabbrica fordista torinese s’è rivelata come sempre un posto rilassante e appropriato; l’affollamento esterno era infatti compensato dalla quiete solitaria che regnava nelle stanze della galleria.
Le opere esposte sono dipinti, sculture, assemblaggi e disegni su carta, creati da sedici artisti dell’Africa sub-sahariana e raccolti nella Contemporary African Art Collection del capitalista finanziario Jean Pigozzi, che da circa quindici anni finanzia diversi artisti africani e ne promuove l’esposizione in molte parti del mondo.
Ciò che colpisce maggiormente di queste opere, sempre ammettendo che sia possibile generalizzarne le qualità, è proprio la loro scarsa volontà di rispondere alle etichette. Mi pare non si possa parlare di modelli africani, così come mi pare che non si possa dire “è semplicemente arte contemporanea”. Eppure entrambe le cose sono vere e presenti.
Siamo in presenza di un felice incontro tra sensibilità e tecniche, mentre aleggia l’impressione che i colori, l’impegno sociale, il racconto di sè e della comunità marchino una pesante differenza con l’arte ultracontemporanea degli occidentali.
Ho percepito l’espressione di felicità, di divertimento, lo stare insieme e il confondersi negli omini spiritati di George Lilanga, mentre la senegale Seni Awa Camara restituisce l’appartenenza alla terra e i temi ancestrali propri di ogni persona nelle sue statue di terracotta.
L’impegno sociale è spesso presente. Ritorna più volte agli occhi l’originalità della corrente dell’Arte popolare di Kinshasa (capitale del Kongo), attenta a denunciare le brutture del colonialismo, dello sfruttamento, della rappresentanza politica e degli stessi rapporti umani degradati. Il tutto senza rinunciare alla semplicità del dipinto, che anzi conserva una carica di realismo a volte prepotente.
Una mostra che vale la pena di vedere: aperta fino al 3 febbraio 2008, il biglietto intero costa 7 euro.
Ringrazio infine Ilaria, che si è dilettata ottimamente a guidare un piccolo gruppo di persone che così hanno contribuito anche alla campagna di autofinananziamento di Socialismo rivoluzionario.

