apri e scarica la tesi completa in PDF -> al-andalus.pdf
oppure continua a leggere un breve riassunto di questa ricerca…
Con la redazione di questa tesi ho inteso tracciare un profilo essenziale di quello che, con ogni diritto, può essere considerato un esperimento sociale unico benché inserito nel contesto generale della propria epoca.
Per l’elaborazione mi sono servito innanzitutto dell’ausilio fondamentale del lavoro di E. Lévi-Provençal, vero apripista nel minuzioso lavoro sulle fonti storiche e maestro delle successive generazioni di arabisti della prima metà dello scorso secolo. Il lavoro di Lévi-Provençal è stato senza dubbio la matrice nella quale rintracciare i lineamenti della società andalusì nei secoli dal VIII al XI, insieme alla consultazione dei lavori di Pierre Guichard e della recente e recentissima letteratura anglo-americana, che hanno permesso di ricostruire i contorni della convivenza tra le comunità cristiana, ebraica e musulmana nelle loro peculiarità, perciò nelle stratificazioni interne tra aristocrazie, classi medie e classi popolari, aspetto questo rintracciabile in maniera particolare nella comunità cristiana/mozaraba ed in maniera sempre crescente in quella musulmana, con la divisione tra una élite dominante arabo-berbera e la grande maggioranza degli indigeni convertiti, detti muladì o muwalladun.
Insieme e parallelamente alle stratificazioni verticali presenti in ciascuna comunità è stato possibile rintracciare delle suddivisioni orizzontali, garantite proprio dall’appartenenza di fede. Appare evidente fin da subito la supremazia esercitata dalla componente musulmana sul complesso della società, benché sia altrettanto evidente la presenza di un equilibrio di convivenza con la parte ebraica e cristiana della popolazione. Questo equilibrio era garantito da un patto di sottomissione e protezione, dhimma in arabo, che prevedeva una serie di garanzie e di limiti, come la possibilità di esercitare la propria religione, di possedere beni personali, la libertà di movimento e di commercio e dall’altro lato il divieto di proselitismo, di costruzione di nuovi luoghi di culto, di blasfemia e di offesa o fastidio alla religione dominante (es. processioni pubbliche), un certo tipo di restrizioni matrimoniali. I detentori della dhimma, muahidun, avrebbero inoltre dovuto indossare dei particolari segni distintivi. La comunità nel suo insieme, sottomessa al potere musulmano, manteneva la propria strutturazione sociale, i propri capi, tribunali, leggi.
La dhimma descrive un clima di tolleranza, mentre la possibilità di integrazione degli indigeni nella parte dominante della società avveniva tramite la conversione all’Islam ed all’inclusione nel contesto tribale arabo-berbero.
La presenza, estensione e profondità dei fattori appena esposti, testimoniati dalle evidenze archeologiche, letterarie, archivistiche è stata per lungo tempo terreno fertile per la discussione storiografica spagnola. A partire dalla storiografia influenzata dagli schemi della reconquista, fino ai più recenti orientamenti regionalistici, la storia di al-Andalus si è particolarmente prestata alle interpretazioni ideologiche, di volta in volta cioè ricadenti nella negazione oppure nella costruzione di veri e propri miti. Simbolo di queste diatribe, che raggiungono, non casualmente, il proprio apice nella prima metà dello scorso secolo, è la polemica tra Amerigo Castro, sostenitore di una identità spagnola forgiata proprio dall’incontro tra i fedeli delle tre religioni monoteiste e dall’altro lato Claudio Sanchez Albornoz, alfiere di un’idea di hispanidad primordiale appena scalfita dall’apporto della civilizzazione musulmana.
Naturalmente la storiografia contemporanea è andata depurandosi da questo tipo di polemiche e specialmente quella spagnola, come testimoniato dall’evolversi del dibattito nelle due riviste dedicate alla storia andalusì, appunto <al-Andalus> ed <al-Qantara>, ha preso a dedicarsi maggiormente al recupero delle fonti ed alla ricostruzione dei percorsi culturali ed istituzionali rintracciabili in seno alla società iberica medievale.
Mantiene invece una impostazione di più largo respiro interpretativo la storiografia di matrice anglo-americana, con il tentativo di dar vita a sintesi complessive sulla vicenda andalusì. Ne sono esempio i lavori di Roger Collins, che tenta di ricostruire il percorso della Spagna tra il V e l’XI secolo, cioè dalla dominazione visigota fino alla caduta del califfato omayyade, alla ricerca di unità e differenze tra parti diverse di umanità e quello di Thomas Glick che si muove in un’ottica di comparazione tra la società musulmana e quella cristiana, analizzando i punti di contatto e di scontro, gli scambi reciproci nei campi della tecnica, della cultura, della politica.
Introducevo all’inizio l’elemento dell’unicità/originalità di al-Andalus. Questa originalità, che evidentemente prende forma dall’incontro del tutto peculiare tra una variante di società arabo musulmana, quella omayyade, ed una tradizione ispanica proveniente dalla romanità e dal lascito goto, non può d’altronde essere considerata del tutto separata dal contesto mediteranno coevo. In questa contestualizzazione e comparazione ha avuto un ruolo fondamentale il lavoro di Shelomo Dov Goitein che ha portato alla luce le testimonianze della società complessa dell’Egitto fatimide e mi ha permesso di cogliere i nessi, a volte le differenze, ma anche i contatti vitali e le somiglianze esistenti tra due società inserite nel solco di una comune civilizzazione mediterranea islamica.


[...] adesso c’è solo una cosa da consultare, è il lavoro che ho portato avanti su al-Andalus , diciamo che è appena un [...]
Buon giorno Alessandro, ho appena stampato la sua tesi e la leggerò con interesse.
Ho appena letto il bellissimo “Principi poeti e visir” di Maria Menocal,una storica dell’Università della Pensylvania, lo ha letto?
Conosce il sitto http://www.legadoandalusi.es?
E’ una miniera di info storiche, filmati, rotte, approfondimenti storici e di costume!!!
Mi faccia sapere
Complimenti ancora
Manuela
Buon giorno Manuela,
ho letto qualche anno il testo della Menocal. Affascinante nel come riesce a far respirare il lettore nell’epoca e nei luoghi, a volte un po’ impreciso in alcune cose, ma comunque un buon libro.
Conosco il sito del legadoandalusi, è ricco di cose utili, hai ragione, adesso magari lo aggiungo ai miei tentacoli